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“Urgente una legge sulla salute del suolo e sul carbon farming”

Appello dei soci fondatori di Re Soil Foundation ai membri delle Commissioni Agricoltura e Ambiente del Senato: sbloccare l'iter delle proposte di legge sullo stop al consumo di suolo e inserirvi specifiche norme per favorire le tecniche di sequestro di carbonio nei terreni

Torino, 28 maggio 2021 - Sbloccare rapidamente l'iter di approvazione della legge sul consumo di suolo e prevedere specifiche norme legislative che ne migliorino la salute, a partire da quelle utili ad aumentarne la sostanza organica, attraverso pratiche di sequestro di carbonio nel suolo (il cosiddetto “carbon farming”). A chiederlo è un documento redatto da Re Soil Foundation, fondazione nata per volontà di Coldiretti, Novamont, Politecnico di Torino e Università di Bologna, con l'obiettivo di sensibilizzare sull'importanza di un suolo sano. Destinatari del position paper sono i membri delle Commissioni Agricoltura e Ambiente del Senato della Repubblica.

Nelle due Commissioni di Palazzo Madama, infatti, giace ferma da oltre un anno la proposta di legge S.164 dedicata al consumo di suolo, al pari di molti altri progetti d'iniziativa parlamentare presentati sul tema. “Noi di Re Soil Foundation esprimiamo preoccupazione per la mancata approvazione tuttora di una legge che preservi il suolo e contrasti il fenomeno del suo consumo, che fa perdere al nostro Paese circa 2 metri quadri di suolo al secondo” si legge nel documento.

La situazione della salute del suolo a livello italiano ed europeo è infatti estremamente preoccupante, nonostante esso rappresenti una risorsa fondamentale. I suoi servizi ecosistemici sono infatti essenziali per garantire la vita sulla Terra. Eppure - ricorda il position paper di Re Soil Foundation - “il 60-70% di tutti i suoli europei non è in salute a causa delle attuali pratiche di gestione, dell’inquinamento, dell’urbanizzazione e degli effetti del cambiamento climatico. In Europa, vi sono 2,8 milioni di siti potenzialmente contaminati che possono comportare gravi rischi per la salute; il 65-75% dei terreni agricoli è a rischio eutrofizzazione di suolo e acqua con grandi impatti sulla biodiversità; i suoli agricoli perdono carbonio a un tasso dello 0,5% all'anno; il 24% presenta tassi di erosione idrica insostenibili; il 25% dei terreni nell'Europa meridionale, centrale e orientale è ad alto o molto alto rischio di desertificazione; l’odierno tasso di riutilizzo del suolo è fermo al 13%. Si stima che i costi associati al degrado del suolo nell'UE superino i 50 miliardi di euro all'anno”.

È ovviamente positivo che la Commissione europea abbia dedicato al suolo una delle 5 mission per indirizzare la ricerca scientifica e gli investimenti in innovazione e che sia stato fissato l'obiettivo di azzerare il consumo netto di suolo entro il 2050. Ma per raggiungere l'obiettivo di migliorare la salubrità dei nostri terreni, anche l'Italia deve fare la propria parte a livello nazionale. Va infatti considerato che il nostro Paese, come molti Stati mediterranei, è tra i più esposti ai rischi di desertificazione. E i suoli più colpiti dalla cementificazione sono quelli a vocazione agricola, a un ritmo triplo rispetto alle aree urbane.

Da qui la proposta di inserire come elemento aggiuntivo all'interno delle proposte di legge presentati sul tema, anche un riferimento all'apporto di materia organica nel suolo attraverso pratiche di carbon farming. “Tali attività possono aiutare a rigenerare la salute del suolo soprattutto in quelle aree che più di altre sono soggette ai cambiamenti climatici e alla perdita di biodiversità” – spiega Fabio Fava, membro del CDA di Re Soil Foundation e professore ordinario di Biotecnologie industriali ed ambientali presso la Scuola di Ingegneria dell'Università di Bologna. “Il Carbon farming infatti prevede di definire e sviluppare schemi di remunerazione per gli agricoltori che praticano tecniche di sequestro di carbonio. Sviluppare questi percorsi può aiutare la conversione agricola (ricordiamo che l'agricoltura incide per il 10% alle emissioni di gas serra in Europa) e può rappresentare un'importante fonte di reddito addizionale per gli agricoltori”.