Pontedilegno-Tonale in pole position per le prime gare di sci alpinismo olimpico

Le Olimpiadi “italiane” del 2026 potrebbero essere le prime ad avere lo sci alpinismo tra le discipline olimpiche. Se l'ipotesi sarà confermata, il comprensorio Pontedilegno-Tonale è favorito per ospitare le gare. E intanto ha avviato contatti per ospitare gli allenamenti di alcune nazionali

Ponte di legno (BS), 26 giugno 2019 – Sede di allenamento di qualche delegazione olimpica e, se verrà effettivamente inserita tra le discipline olimpiche, location prestigiosa per le prime gare di sci alpinismo di un'Olimpiade. L'assegnazione all'Italia dei Giochi invernali 2026 rappresenta una grande opportunità anche per l'Alta Val Camonica.

“Il nostro comprensorio – spiega Alessandro Mottinelli, consigliere del consorzio Pontedilegno-Tonale e presidente di Adamello Ski Raid – trarrà senz'altro vantaggi dalle Olimpiadi. Un motivo di soddisfazione in più, che si aggiunge alla felicità della vittoria ufficializzata ieri dal Comitato Olimpico Internazionale. Abbiamo già iniziato a prendere contatti con alcune nazionali per fare del nostro territorio la sede dei loro allenamenti”.

A tutto ciò, c'è poi l'ipotesi (sempre più concreta) che lo sci alpinismo venga ammessa tra le discipline olimpiche del 2026. I segnali sono incoraggianti e il fatto che sia stata già inserita tra quelle degli Youth Olimpic Games di Losanna del 2020 (le Olimpiadi degli Under 18) è un segnale di grande apertura. Inoltre, il comitato organizzatore ha voce in capitolo per influenzare le decisioni del CIO. E l'Italia è senz'altro interessata ad avere tra le gare anche quella di sci alpinismo.

Se tutti gli indizi saranno confermati, la novità sarà ottima anche per l'alta Val Camonica e l’Alta Val di Sole: il comprensorio Pontedilegno-Tonale è infatti in pole position per ospitare le gare.

“Possiamo dire di essere i favoriti per ospitare le gare di questa disciplina qualora fosse riconosciuta come olimpica – conferma Michele Bertolini, direttore del comprensorio Pontedilegno-Tonale - e dalla regione Lombardia arrivano tutti segnali in questo senso.”

Le frecce in favore del Tonale non mancano di certo: ha già ospitato le ultime due edizioni dei campionati italiani under 23 che si sono dimostrate un esempio di organizzazione impeccabile.

E ogni anno, è teatro del celebre Adamello Ski Raid, una competizione scialpinistica per squadre di due concorrenti, che, in sei edizioni, è diventato ormai un appuntamento imperdibile per gli amanti di questo sport: 4mila metri di dislivello in salita (3100 per le donne) e 4380 in discesa che unisce il Passo Paradiso, Passo Presena, i 2800 metri di Vedretta Mandrone, gli oltre 3500 di Monte Adamello e poi ridiscende fino a Pontedilegno.

“Nelle sei edizioni - aggiunge Bertolini -si sono imposti atleti di punta del panorama scialpinistico mondiale. Come Matteo Eydallin e Damiano Lenzi per ben due volte, i francesi William Bon Mardion e Mathèo Jacquemod, la svizzera Jennifer Fiechter con la francese Axelle Mollaret, la spagnola Valeria Mireia Mirò con la francese Laetitia Roux per ben tre volte. Un segnale forte per fare di questo territorio la capitale dello sci alpinismo mondiale”.

 

Foto: https://my.pcloud.com/publink/show?code=XZYH6a7Z98Ofvs9zTKSJRGFn6tci6YfiNp97

Ti piace questo contenuto? Condividilo sui social:

26-6-2019
Peio si prepara ad accogliere il Cagliari Calcio. Oggi il sopralluogo dei responsabili

Dal 13 al 27 luglio la squadra di Maran in ritiro nel comune della Val di Pejo

Peio, 19 giugno 2019 - Per il quarto anno consecutivo il comune di Peio si prepara ad ospitare il ritiro del Cagliari Calcio, che ha scelto la località trentina per preparare la stagione calcistica 2019-2020. 

Dal 13 al 27 luglio gli uomini allenati dal trentino Rolando Maran saranno in Val di Pejo per trascorrere la seconda fase della preparazione atletica in vista del campionato di serie A che comincerà il 24 agosto.  

Nella giornata di oggi i dirigenti della società sarda, accompagnati da rappresentanti delle autorità locali, hanno effettuato il sopralluogo tecnico logistico per verificare tutti gli aspetti organizzativi utili per consentire alla squadra cagliaritana e ai suoi tifosi al seguito un soggiorno con il massimo dei comfort. La verifica ha riguardato il centro sportivo di Peio e le attrezzature tecniche che saranno utilizzate dal team cagliaritano per la preparazione sportiva, oltre alle strutture ricettive che ospiteranno i rossoblù. 

Per il sindaco di Peio, Angelo Dalpez “la presenza in Val di Pejo di una squadra di serie A che rappresenta una regione bellissima come la Sardegna ci rende orgogliosi e siamo pronti ad ospitare gli atleti e i tifosi al seguito nel clima di amicizia e accoglienza che si è consolidato negli scorsi anni. La scelta di Peio, con il territorio e le risorse termali che offre, è l'ennesima conferma di come montagna e sport siano un binomio vincente". 

Ti piace questo contenuto? Condividilo sui social:

19-6-2019
“Riflettere e agire prima che sia troppo tardi” La Val di Pejo si mobilita in difesa dell'acqua

Dal 28 giugno al 7 luglio torna la Settimana dell'Acqua: escursioni, laboratori, spettacoli. Ma anche otto incontri con relatori di rilievo nazionale e internazionale per approfondire l'impatto che l'acqua ha sui molti aspetti della nostra vita quotidiana: salute, economia, ambiente, diritti umani, sport        

Val di Pejo, Trentino - Un elemento cruciale per la vita umana eppure sempre più in pericolo. Così diffuso in natura eppure così scarso. Il binomio tra le parole “acqua” ed “emergenza” è sempre più stretto. Un apparente paradosso, visto che il nostro Pianeta è coperto di acqua al 75%. Eppure, quella disponibile per il genere umano è appena l'1%. E quella considerata potabile ancora inferiore.

Il problema cresce di pari passo con il peggioramento dei cambiamenti climatici che favoriscono la desertificazione e con la crescita demografica che porta con sé l'aumento dei consumi a una velocità mai vista prima: 600% nell'ultimo secolo. Le conseguenze sono enormi: crisi economiche, migrazioni di massa, pericoli per la salute.

Riflettere sul ruolo di questo bene fondamentale per l'umanità, sul suo impatto nella nostra vita quotidiana e sulle iniziative da intraprendere per tutelarlo, utilizzandolo in modo razionale e garantendone l'accesso a tutti, è sempre più urgente. In questa sfida, le località montane sono tra le prime a preoccuparsi: molta parte della loro economia è spesso legata all’acqua.

Per questo motivo, il Comune di Peio in collaborazione con l’Azienda per il Turismo della Val di Sole e il Consorzio Turistico Pejo 3000 organizza dal 28 giugno al 7 luglio prossimi l'ottava edizione di VIVIAMO L’ACQUA.

Durante la manifestazione verranno organizzate escursionilaboratorispettacoli e tante attività proposte dal Consorzio Pejo 3000 e dal Parco nazionale dello Stelvio, oltre che dalle Terme di Pejo. Obiettivo: accogliere al meglio turisti e viaggiatori che vorranno scoprire le potenzialità turistiche della Valle anche attraverso questo filo conduttore, l’ “oro blu”. 

 “I territori ad alta vocazione turistica, soprattutto quelli montani, hanno una responsabilità in più per contribuire ad un processo virtuoso di gestione di tale elemento” spiega Angelo Dalpez, sindaco di Peio. “La Val di Pejo ha una motivazione in più. Siamo un centro termale d'eccellenza, conosciuto fin dall'antichità. Il nome della Val di Sole, dalla quale si snoda la Val di Pejo, deriva dalla divinità celtica delle acque, Sulis, che poi i romani avrebbero identificato con Sulis Minerva. L'acqua è quindi per noi un asset da tutelare quasi come un nostro angelo custode”.

Durante la settimana saranno previsti otto incontri, della durata di un'ora ciascuno, con esperti di rilievo nazionale e internazionale, per approfondire il legame fra l'acqua e determinati settori dell'attività umana: economia, sport, salute, ambiente, diritti umani. Destinatari degli appuntamenti, sia i cittadini della Val di Sole, Val di Pejo e Val di Rabbi sia i molti turisti presenti.

La lista degli incontri sarà inaugurata, venerdì 28 giugno alle 21 dal portavoce di Unicef Italia, Andrea Iacomini che descriverà le iniziative per rendere effettivo il diritto all'acqua ai bambini di tutto il mondo. Nei giorni successivi, seguiranno gli appuntamenti con Christian Casarotto (glaciologo del Museo delle Scienze di Trento), Alessandro Russo (amministratore del gruppo CAP, che gestisce il servizio idrico in sei province della Lombardia), Mario Cristofolini, presidente Istituto G.B. Mattei per la ricerca in idrologia medica e medicina termale, Luca Lucentini, dirigente del Reparto di Igiene delle Acque Interne dell'Istituto Superiore Sanità, Nadia Fanchini, campionessa di sci alpino.

Il programma completo degli incontri e delle altre iniziative inserite nell'ambito di VIVIAMO L’ACQUA è disponibile sul sito internet visitvaldipejo.it

Ti piace questo contenuto? Condividilo sui social:

19-6-2019
FABRIZIO BOSSO E LUCIANO BIONDINI: DIALOGO IN MUSICA A 2.970 METRI. IL 17 AGOSTO SUL PASSO LAGOSCURO TORNA “IL GHIACCIAIO DI NESSUNO

PONTE DI LEGNO (BS), 12.06.2019 – Una tromba, una fisarmonica, due artisti eccezionali e – tutto attorno – uno dei più bei panorami che le Alpi sanno donare: non serve altro per ottenere emozioni di rara bellezza. Saranno Fabrizio Bosso e Luciano Biondini, impegnati con i loro strumenti in un dialogo dal titolo “Face to face”, i protagonisti dell'edizione 2019 de “Il ghiacciaio di nessuno”. Un appuntamento musicale ormai classico, che porta la migliore musica a poco meno di 3mila metri, sul Passo Lagoscuro, sopra Ponte di Legno, per celebrare la pace nei luoghi che furono teatro di battaglia durante la prima Guerra mondiale.

Il concerto in programma per sabato 17 agosto prenderà il via alle 11 e godrà di una scenografia davvero speciale: dai 2.970 metri di Passo Lagoscuro, dove si trovano i resti di un villaggio militare della prima Guerra mondiale, lo sguardo spazia sulle cime dell’Adamello e dell’Ortles-Cevedale e, in giornate particolarmente limpide, può arrivare fino alle Dolomiti da una parte, e al Gruppo Monte Rosa e Cervino dall’altra.

“Face to face”, faccia a faccia: il primo lavoro discografico in duo di Fabrizio Bosso e Luciano Biondini si muove tra i richiami all’estetica del jazz, la libera improvvisazione e le influenze mediterranee. Il poliedrico trombettista piemontese incontra il tocco maturo e misurato del fisarmonicista di Spoleto in un dialogo fatto di reciproco ascolto e profonda empatia. La forza e il pathos di cui sono pieni i rispettivi temperamenti musicali qualificano un progetto di grande fattura.  Un dialogo tra pari, in cui non emerge una leadership, ma un interplay sempre funzionale all’espressione compiuta del discorso musicale.

Fisarmonicista misurato e dal tocco impeccabile, Biondini è dotato del linguaggio maturo proprio di chi possiede una profonda conoscenza della tradizione jazzistica moderna e un revisionismo storico tutto personale. Bosso, trombettista poliedrico e sfaccettato, anche lui giunto a una pregevole intensità artistica, lo asseconda in questa ricerca, tra le irruenze e le delicate alchimie di cui è intriso il suo suono.

La suggestiva location è raggiungibile solo a piedi dal Passo Tonale utilizzando prima le cabinovie Paradiso e Presena e poi, giunti ai 3.000 m di quota di Passo Presena, si prosegue lungo un itinerario di circa un’ora su un sentiero segnalato e senza particolari difficoltà tecniche. A Passo Lagoscuro, nell’ambito di questa rassegna che prende il titolo di un romanzo di Marco Preti ambientato proprio sul ghiacciaio dell’Adamello, si sono susseguiti negli ultimi anni artisti di fama internazionale come il celebre pianista iraniano Ramin Baharami, che si esibì nella prima edizione del 2012. La partecipazione al concerto è gratuita ma bisognerà essere in possesso di un coupon che può essere richiesto alla Pro Loco di Ponte di Legno via mail a info@prolocopontedilegno.it. Passo Lagoscuro può essere raggiunto anche in elicottero al costo di € 100 a persona A/R, prenotabile all’indirizzo info@elimast.it. In caso di maltempo l’evento si svolgerà alle ore 16 al Palazzetto dello sport di Ponte di Legno.

 

Il comprensorio Pontedilegno-Tonale con il suo grande carosello sciistico di 100 km di piste che vanno dai 1.120 m ai 3.000 m di quota del ghiacciaio Presena è una delle destinazioni turistiche più apprezzate dell’arco alpino. Situato tra la Lombardia (provincia di Brescia) e il Trentino Alto Adige (provincia di Trento), comprende l’Alta Valle Camonica e l’Alta Val di Sole ed offre una natura incontaminata grazie alla presenza del Parco nazionale dello Stelvio e del Parco dell’Adamello. E’ facilmente raggiungibile da entrambe le regioni grazie anche agli scali aerei low-cost di Bergamo Orio al Serio e Verona. Nei mesi estivi è particolarmente apprezzato dagli amanti del trekking che qui trovano anche numerosi itinerari storici con testimonianze della Grande Guerra e dagli amanti del bike, che spaziano dalle celebri salite del Giro d’Italia (Gavia e Mortirolo) al gravity e downhill, alla ciclabile per famiglie. Con un’offerta di attività e intrattenimento sia per i genitori che per i bambini, a cui si aggiunge anche un eccellente rapporto qualità-prezzo nel settore alberghiero, Pontedilegno-Tonale si colloca come destinazione decisamente a misura di famiglia e amanti dello sport.

 

Ti piace questo contenuto? Condividilo sui social:

12-6-2019
Niente packaging, plastica e (quasi) solo prodotti locali Il supermercato diventa veicolo di buone pratiche

Nel borgo di Ossana, nella trentina Val di Sole, il Comune ha assegnato un immobile di proprietà comunale per realizzare un supermarket a basso impatto: niente confezioni di plastica, obbligo di vendere la maggior parte di prodotti sfusi e provenienti in larga parte da massimo 110 chilometri. Ad aggiudicarselo, una giovane imprenditrice con un obiettivo: creare un agrodistretto biologico ai piedi dell'Ortles Cevedale

Ossana, 11 giugno 2019 - Il packaging: il più delle volte è del tutto superfluo. E un supermercato può diventare una vetrina di prodotti locali e contribuire al rafforzamento delle economie territoriali e delle filiere corte. Sono i due fili conduttori che porteranno alla nascita in Alta Val di Sole di un punto vendita piuttosto particolare: un supermarket che offre quasi esclusivamente prodotti sfusi, realizzati da aziende operanti nell'arco di una manciata di chilometri e abolendo del tutto i sacchetti di plastica (per quanto compostabili).

L'idea è partita dal Comune di Ossana, borgo trentino che da anni sta realizzando una serie di scelte per ridurre la propria impronta ecologica, a partire da quelli del settore turistico ed è in prima linea per scelte di sostenibilità ambientale.

“Dovevamo assegnare un locale di proprietà comunale a Fucine, una frazione del nostro Comune, attraverso un bando di gara” spiega il sindaco di Ossana, Luciano Dell'Eva. “Per questo ci siamo chiesti: perché non cogliere l'occasione per assegnalo a chi voglia trasformarlo in un punto vendita in grado di essere strumento di valorizzazione del nostro territorio? In Val di Sole abbiamo decine di produttori agricoli, allevatori e altre piccole imprese che faticano a trovare spazio nella Grande distribuzione organizzata classica e vengono messe a repentaglio dalle sue logiche spietate”.

Da qui l'idea del bando con vincoli precisi e stringenti: obbligo di vendere i prodotti alimentari secchi o senza confezionamento in plastica o altro materiale (per una quota di almeno il 70%) o usando vetro (per almeno il 20%). La soglia sale ad almeno il 90% per i prodotti liquidi (olio, vino e altre bevande) che, in più, per il 75% dovranno essere stati prodotti o trasformati entro 110 chilometri dal punto vendita.

Norme analoghe anche per il banco frigo (90% dei i prodotti sfusi o in vetro e l'80% dovrà provenire da massimo 40 chilometri di distanza) e per quelli ortofrutticoli freschi o trasformati come salse, sughi, creme e marmellate (90% sfusi o in vetro, dei quali 70% entro i 40 km e 20 entro i 110 km).

Inoltre, per i prodotti destinati alla pulizia e all'igiene, oltre ai requisiti dell'assenza di packaging e della provenienza territoriale, è stato inserito un obbligo di venderli in maxi-confezioni di vetro o alluminio per almeno il 20% del totale. Per trasportare la spesa poi tutti i contenitori dovranno essere realizzati in carta, stoffa o altro tessuto riutilizzabile. Niente plastica, insomma.

Ad aggiudicarsi il bando è stata la titolare di un'azienda agricola biologica della zona, Patrizia Pedergnana: una ragazza giovane della Val di Pejo, che ha deciso di “tornare alla terra” convinta che coniugare attività umane e tutela dell'ambiente e della biodiversità sia non solo necessario ma anche possibile, che si è messa in rete con altri produttori locali, come il giovane Giacomo

Bertolini, che produce piccoli frutti, e Marina Panizza, che produce aceto di mele selvatiche e raccoglie erbe spontanee.

Nella sua azienda da tempo produce tipicità agricole locali, “compresi i famosi crauti di montagna” spiega Patrizia. In più, insieme a un'associazione locale, è diventata “Custode dei semi” per salvarli dall'estinzione. “È per me un onore coltivare le antiche sementi della Val di Sole. Credo sia un passo concreto per salvare la biodiversità e riportare alla via un pezzo della storia dei nostri nonni. Peraltro, i semi tradizionali dimostrano di avere una grande capacità di adattamento alle condizioni del territorio di origine per quanto difficili possano essere”.

Per lei, il nuovo supermarket è un passo in più verso il suo obiettivo: “Creare un piccolo agrodistretto biologico a chilometro zero, ai piedi delle vette alpine dell'Ortles Cevedale”. Per riuscirci ovviamente, cruciale è la collaborazione sia dei vari produttori locali sia dei consumatori finali (“hanno uno straordinario potere nelle loro mani eppure ancora troppo poco spesso se ne rendono conto” confessa). Ma anche i titolari dei punti vendita possono fare molto: “il nuovo supermercato diventerà anche un riferimento per una serie di servizi che facilitano la vita della popolazione: free wi fi, servizio di prenotazione visite specialistiche, servizio di stampa dei referti medici e di assistenza all'accesso della cartella clinica elettronica, punto di recapito dei medicinali inviati dalle farmacie dei comuni limitrofi, servizio di consegna della spesa a domicilio”.

 

Ti piace questo contenuto? Condividilo sui social:

11-6-2019
L'arte al servizio dell'ambiente - In alta Val di Sole una mostra sui rischi del climate change

 

Venerdì 28 giugno al via la mostra “La forma del vento”: dieci installazioni dell'artista trentino Stefano Cagol per sensibilizzare sulle conseguenze spesso sottovalutate dei cambiamenti climatici. All'inaugurazione un gruppo dei ragazzi del movimento internazionale Fridays for Future, ideato dalla svedese Greta Thunberg

Ossana, 11 giugno 2019 - Anche l'arte si pone al fianco delle nuove generazioni che, con uno “sciopero mondiale pro-clima” mai visto prima, stanno tentando di dare una scossa ai governanti di tutto il globo. Obiettivo: aumentare la consapevolezza dell'opinione pubblica sui rischi che l'intera umanità sta correndo per colpa dei cambiamenti climatici causati dall'uomo. Un trend preoccupante che certamente interessa, in primo luogo, i delicati ecosistemi montani.

Per questo, il pittoresco scenario del Castello di San Michele, nel borgo di Ossana in alta Val di Sole, ospiterà per tutta l'estate la mostra “La forma del vento” (aperta tutti i giorni dalle 10 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 18.30 Ingresso: 4 euro, include biglietto di entrata al castello). Il giorno scelto per l'inaugurazione – il 28 giugno - è un venerdì. E non è un caso: è il giorno che dà il nome a Fridays for future, il movimento studentesco mondiale nato con la giovane attivista svedese Greta Thunberg, che sarà presente, con una delegazione, al taglio del nastro.

La mostra è stata realizzata dall'artista trentino Stefano Cagol: attraverso installazioni, video e opere fotografiche, si confronta con temi globali quali la sparizione dei ghiacci e il climate change. Sarà presentata al pubblico una selezione di una decina di opere, alcune realizzate appositamente, altre che attingono alle esperienze più significative dell’artista, dando vita a un percorso espositivo fortemente evocativo e immersivo: neve che brucia, zolle di terra che fuggono in aria, un terreno che viene ancora ferito. Occasioni di molteplici livelli di lettura, evocativi di una realtà complessa che spesso viene sottovalutata, ma che è già di fronte ai nostri occhi (e provoca danni alla nostra vita quotidiana).

“Ho scelto di partire da elementi fortemente legati all’identità di questo luogo d’eccezione, il Castello di San Michele di Ossana, abbarbicato su uno sperone di roccia ventoso all’incrocio tra le valli, a picco sul corso d’acqua, in un luogo dove la storia narra di antiche miniere” spiega Cagol. “Da questi spunti, ho scelto di procedere per metafore affiancando scenari diversi tra loro, come molteplici tasselli di un unico mosaico, di quel tema tanto importante quanto inafferrabile nel profondo come il cambio climatico”.

Le opere selezionate affrontano cause ed effetti, macro e microsistemi, fenomeni iperdiffusi che però al tempo stesso sono difficili da afferrare. Mutevoli, multiformi. Incostanti, proprio come il vento. “I fenomeni inaspettati del clima hanno portato tragedie anche in questi territori e negli ultimi tempi il vento ha sradicato le piante in più luoghi in queste vallate alpine” ricorda il sindaco di Ossana, Luciano Dell'Eva. “Troppo spesso notiamo la natura solo quando si manifesta in maniera estrema e distruttiva, senza accorgerci che questi sono sintomi inesorabili di un sistema complesso di cambiamenti climatici e di disequilibrio nel nostro rapporto con la natura”.

La presenza a Ossana di una mostra che punta a far riflettere sui cambiamenti climatici non è comunque casuale. Il borgo trentino infatti, da anni sta portando avanti una serie di scelte per ridurre la propria impronta ecologica, a partire dalla concessione a canone agevolato di un negozio di prodotti alimentari sfusi a KM0 e la riqualificazione energetica dell’illuminazione pubbliche. “La nostra è una scelta etica e di responsabilità verso la nostra cittadinanza e le future generazioni – osserva l'assessore alla Cultura e al Turismo, Laura Marinelli – ma c'è anche un ritorno economico in nostro favore. Il nostro Comune, due anni fa, è stato insignito del riconoscimento di “cielo più bello d'Italia” da “Astronomitaly”, Rete Nazionale del Turismo Astronomico, con l'obiettivo di valorizzare i luoghi a bassa percentuale di inquinamento luminoso. Tutelare il nostro territorio significa garantire un futuro di benessere e prosperità alle nostre imprese e alla nostra gente”.

CARTELLA FOTO E LOCANDINA: https://my.pcloud.com/publink/show?code=XZV0HN7ZcPMD0OpyuQyCzr8QRzILJzqJxwWV

 

LE OPERE IN MOSTRA

In “Over Two Thousand” (2007) la neve è in fiamme. Questo ossimoro è stato innescato dall’artista sulle Alpi per realizzare l’opera video. Non è ricorso a meccanismi digitali, ma ha messo alla prova le leggi stesse della fisica. Le lingue di fuoco si muovono con naturalità sinuosa e sempre diverse, toccando il ghiaccio e il cielo, evocando infiniti intrecci di opposti: tra attrazione e fuga, terra e cielo, presenza umana e natura, energia e distruzione…

L’opera ricorda il processo in atto di sparizione dei ghiacciai, che affligge in particolare anche quelli presenti sulle Alpi e sulle cime tutte attorno, dove la concentrazione dei ghiacciai, tra catene dell’Adamello Brenta e Ortles Cevedale, è particolarmente fitta. Sono quei ghiacciai che l’artista quando era piccolo sentiva chiamare dal padre “ghiacci eterni”. Alla fusione dei ghiacciai rimanda anche un altro progetto dell’artista dal titolo “The Ice Monolith”, realizzato per la Biennale di Venezia nel 2013 come parte del Padiglione nazionale delle Maldive, tutto rivolto alle problematiche del cambio climatico. A Venezia Cagol aveva portato un blocco di ghiaccio lasciato fondere, rimbalzato da The New York Times e BBC e ora consacrato nell’ultimo libro della studiosa americana Julie Reiss, tra le tre opere che hanno raccontato meglio l’oggi usando il ghiaccio. L’idea di un futuro in pericolo torna nella recente performance “Eterno” della quale in mostra vediamo una documentazione video: una lapidaria scritta che richiama l’immutabilità dello status quo e, invece, subisce un inesorabile processo di svanimento.

“New Experiments on Vacua” (2016) è il titolo del corpus di opere video e fotografiche che Stefano Cagol ha realizzato nell’area tedesca della Ruhr, famosa per il suo intenso sfruttamento industriale e minerario. Il vuoto del titolo (una citazione da un’opera dello studioso del ‘600 Blaise Pascal) evoca le cavità del sottosuolo, ma diviene anche simbolo della distanza che abbiamo preso dalla natura. L’opera instaura un inevitabile collegamento con il passato dell’area, legato alla presenza di miniere e allo scambio delle materie prime, mettendo in evidenza il cambiamento del nostro rapporto con quanto ci circonda. Della serie fanno parte immagini nelle quali zolle di terra fuggono verso il cielo e un piccone continua a ferire il terreno. L’artista evoca figure fuori dal tempo e dallo spazio, misteriose come quella figura che imbraccia in “Trigger the Border” (2013) uno spray per generare una fiammata verso la luna, al tempo stesso cavaliere e drago. “Generavo fiammate incendiando il gas di una bomboletta di lacca di capelli, imitando le ostentazioni di predominio delle gang metropolitane e simulando metaforicamente le emissioni nocive della società contemporanea” racconta l’artista di quest’opera realizzata nella notte artica, in luoghi dell’estremo nord dove Cagol ha lavorato molto a partire dal 2010, dichiarando quanto l’esperienza artica abbia cambiato la sua ricerca.

Artico e Antartico. L’installazione “Bouvet Island” fa parte di una serie di sculture in alluminio tagliato e piegato a mano che l’artista realizza sul posto per dare vita a opere ogni volta uniche. Prende il titolo da un’isola norvegese, ma nell’Antartico, considerata una delle isole più remote del pianeta, fatta di roccia e ghiaccio, inavvicinabile per l’uomo, ma ricca di fauna, tanto da rappresentare simbolicamente gli opposti e le contraddizioni della nostra vicinanza-distanza dalla natura, amplificate dal Caso Vela, l’esplosione nucleare tra le più misteriose, registrata vicino a quest’isola dai rilevatori, mai rivendicata.

Nell’opera video “Flags” (2007) ombre si muovono freneticamente su immobili mura antiche evocando attraverso un’immagine astratta la forza dei venti. Fanno riflettere sul fatto che aumenti nella velocità dei venti sono stati registrati in un atlante europeo dal Risø National Laboratory e lo scenario sui cambiamenti climatici prevede già da tempo come "le velocità estreme del vento aumenteranno di circa il 5-10% nei prossimi 100 anni" (Räisänen et al., 2003), mentre la circolazione delle masse d’aria dell’alta troposfera che influiscono sul clima a livello dell’atmosfera terrestre viene inesorabilmente rilevata come mutata – a causa di un processo identificato come amplificazione artica.

A chiosa dell’intera mostra, l’opera eponima “La Forma del Vento”, realizzata in maniera site-specific in relazione con l’architettura e con il luogo, dialoga con il vento come elemento della natura onnipresente su questo sperone di roccia. Ricordando antichi stendardi, queste “streamer flag” di decine di metri, visibili da lontano, disegnano e sottolineano il vento, la sua presenza, il suo mutare.

L’ARTISTA

Stefano Cagol (Trento, 1969) nel 2019 è protagonista di una mostra personale al MA*GA Art Museum di Gallarate e partecipa alla Biennale di Curitiba e alla mostra Scrivere la storia del futuro allo ZKM di Karlsruhe.

Ha partecipato alla 2a OFF Biennale Cairo, Manifesta 11, 55a Biennale di Venezia, 1a Biennale di Singapore. Tra i riconoscimenti, ha ricevuto il premio Visit di Innogy Foundation e il Premio Terna per l'arte contemporanea, inoltre ha all’attivo la partecipazione a numerosi programmi di artist in residence a livello internazionale. 

Ha studiato all'Accademia di Brera a Milano e ottenuto una borsa di studio post-dottorato del governo canadese in video arte presso la Ryerson University di Toronto.  

IL CASTELLO

Il castello risale probabilmente all’epoca dei Longobardi (secoli VI-VIII); ma le prime testimonianze del Castello di Ossana o Castello di San Michele, chiamato così dal santo a cui era dedicata la cappella, risalgono al 1191. Posto in posizione strategica tra la regione trentina e l'alto bresciano, godeva di una piena amministrazione civile e penale coperta dalla Curia Episcopale. Costruito su uno sperone di roccia difficilmente accessibile da tre lati, fu abitato da diverse famiglie nobiliari: prima funzionari vescovili, poi i conti Tirolo-Gorizia. Nel XV secolo l’investitura passò ai de Federici della vicina Val Camonica, poi agli Heydorf e ai Bertelli. A cavallo fra Ottocento e Novecento fu comproprietaria del maniero Bertha von Suttner, Premio Nobel per la pace nel 1905. Il castello presenta nel suo possente mastio alto circa 25 metri l'elemento architettonico più caratteristico e meglio conservato dell'intero complesso.

Di interesse nel comune di Ossana è anche la Casa degli affreschi, raro esempio di casa medievale con decorazione pittorica quattrocentesca rimessa in luce nell'estate del 2000. Il ciclo affrescato è di particolare interesse perché, accanto a soggetti religiosi, presenta scene a carattere profano e assai rari sono gli apparati decorativi risalenti a quell'epoca e di tema non sacro realizzati su edifici civili che non siano castelli o residenze signorili. Alcuni aspetti iconografici e stilistici rimandano alla produzione dei Baschenis, altri rivelano una componente veneta.

 

Ti piace questo contenuto? Condividilo sui social:

11-6-2019